MITO 1: Più lingue creano confusione, ovvero ll multilinguismo crea confusione.
Questo mito sottende il fatto che il cervello umano non sia preparato per accogliere più lingue, ma anzi, che sia “programmato” per acquisirne una soltanto. Per questo motivo un bambino farebbe confusione se esposto a 2,3,4,5…lingue.
Qualunque sia il motivo per cui pensi o altri pensano che il tuo bimbo possa essere confuso, ti assicuro che non è così. I bimbi sono in grado di distinguere diversi codici e suoni provenienti da diverse lingue, già nel ventre materno. Il fatto che mescolino le lingue (code-mixing), o che le lingue si completino tra loro per aree di competenze, è parte del normale processo di apprendimento ed essenza del multilinguismo.
MITO 2: Il multilinguismo crea un certo ritardo nello sviluppo del linguaggio.
Questo è il mito che dalla mia esperienza sta incontrando più resistenza nell’essere sfatato.
Il bilinguismo non è causa di disturbi dello sviluppo del linguaggio né è responsabile che un bimbo parli “più tardi” (qualunque cosa esso significhi).
La curva e le tappe dello sviluppo del linguaggio sono le stesse per i monolingui e per i multilingui. La finestra della quantità di parole considerata normale, è molto ampia e questo significa che a 24 mesi potrei avere un bimbo A che dice 80 parole (non le combina ancora tra loro in frasi) e un altro bimbo B che ne dice 300 (e le combina in frasi di 2-3 parole). Il bimbo A viene spesso considerato “tardivo” perché messo a confronto con il bimbo B. E se il bimbo B è per giunta monolingue, quella “tardività” viene connessa al multilinguismo. Quello non è ritardo, è uno sviluppo del linguaggio normale, perché come abbiamo visto la finestra della normalità è molto ampia. È certo però, che come ci sono bambini monolingui con disturbi del linguaggio, ci possono essere anche bambini con disturbi del linguaggio, ma la causa non è il multilinguismo e la soluzione non è abbandonare una o più lingue.
MITO 3: I bimbi imparano a parlare più lingue spontaneamente, perché sono delle spugne.
È vero, il cervello dei bimbi è estremamente plastico. Inoltre nei primi 3 anni di vita i bimbi possono acquisire più lingue come ne acquisiscono una sola, in modo inconscio e naturale.
Questo non significa, però, che siccome le/gli parli in una lingua, spontaneamente acquisirà e ti parlerà in quella stessa lingua. Sono tanti i genitori che per via di questa presunta spontaneità, non pianificano una strategia, né comunicano con consapevolezza. Così come per gli adulti, anche i bambini hanno bisogno di motivazione per parlare una lingua. Se il bimbo non percepisce che c’è una certa necessità nel parlare una lingua, sceglierà la lingua che domina maggiormente. È importante creare quella necessità/motivazione e trasmettergliela.
MITO 4: Un bimbo (o adulto) è multilingue se domina le sue lingue a livello nativo.
La definizione di bilingue e multilingue che condivido e sento più onesta, è quella di Francois Grosjean (2008): “Bilingue è colui o colei che usa due o più lingue (o dialetti) nella sua vita quotidiana”. Grosjean pone il focus su “uso” e su “vita quotidiana”. “Usare” non significa parlare, perché l’esprimersi oralmente è solo una competenza nella comunicazione. “Vita quotidiana” ci dice che quelle lingue devono far parte della vita della persona, in maniera regolare.
Hai notato che non c’è nessun riferimento sul livello di lingua ovvero la “fluency”?
Questa definizione non è solo, a mio avviso, più corretta, ma è anche più inclusiva perché accoglie anche i bilingui passivi (che comprendono, ma non parlano tutte le loro lingue), i bilingui asimmetrici (che hanno competenze linguistiche diverse tra le due lingue), i bilingui tardivi (che hanno acquisito la seconda lingua in età più tardiva), etc.
MITO 5: Meglio aspettare che sappia bene una lingua
Come dicevo prima, il cervello umano non è programmato per acquisire una sola lingua, né è diviso in compartimenti stagni. Il bambino può potenzialmente acquisire n-lingue simultaneamente creando una fitta rete di competenze linguistiche (in più lingue) che si sovrappongono.
Se per le tue esigenze familiari o obiettivi vuoi aspettare nell’introdurre una seconda (o terza o quarta) lingua, puoi farlo. Forse ci sono delle lingue che hanno maggiore priorità e preferisci creare una base solida prima di introdurre una terza lingua. O forse ci sono delle lingue per le quali non hai degli obiettivi a breve termine e quindi le lasci per un secondo momento.
Se invece vuoi aspettare perché credi che così farà meno confusione, non lo fare, abbiamo già visto che non lo confondi. Inoltre a partire dai 3 anni circa, il processo di imparare una lingua passa dall’essere un’acquisizione (processo naturale e inconscio) ad un apprendimento (processo intenzionale e strutturato) e quindi necessita di insegnamento esplicito. Non significa che non sia più possibile crescere bilingui, si può diventare bilingui anche da adulti, ma le modalità per trasmettere le lingue cambiano.
Il bilinguismo non causa nessun svantaggio né per lo sviluppo cognitivo e linguistico, né per la letto-scrittura e il successo scolastico. Anzi, se vuoi conoscere e approfondire alcuni dei benefici del bilinguismo ti invito a leggere questo articolo di Antonella Sorace.
Sei in dolce attesa? Hai bimbi tra 0 e 3 anni?
Sto lavorando ad un nuovo corso pensato per i genitori in dolce attesa e con bimbi esposti a più lingue nella prima fase di acquisizione del linguaggio (0-3 anni).
Stay tuned!

